Chi ha vissuto gli albori del web se lo ricorda bene: si scriveva la mail con calma, offline, magari in un file di testo; poi si accendeva il modem, si incollava il testo, si inviava, e si staccava subito. Ogni minuto di connessione costava, e quindi si arrivava online già pronti, con le idee chiare.
Ha senso, oggi, recuperare quella disciplina con l’intelligenza artificiale? Dopo aver scritto del maxi impatto ambientale dell’AI, la domanda mi sembra inevitabile: se il problema è culturale prima che tecnologico, cosa possiamo fare noi, concretamente, ogni giorno, in classe e fuori?
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Dicono quanto qualcosa è stato giudicato buono secondo un criterio esterno, non dicono cosa è successo, né per chi è stato importante. Di più, generano una sorta di assuefazione performativa, tale per cui il lavoro finisce per essere pretestuoso, poco importante, e invece lo diventa l’esito numerico. L’esatto contrario di ciò che vorremmo come docenti e di ciò che è giusto.